martedì 11 aprile 2017

Riproponiamo integralmente la prefazione a cura del nostro Priore Antonello Papalia per il nuovo libro di Carmine La Fratta "Settimana Santa a Taranto",  in libreria da qualche giorno. 

Quando decidemmo di ripercorrere le orme dei nostri padri, portando in città vecchia la Processione dei Misteri nel 2015, sembrava, al solo parlarne un’impresa titanica.

La ricorrenza dei 250 anni dalla donazione delle statue di Gesù Morto e dell’Addolorata alla Confraternita del Carmine, da parte di Francescantonio Calò, meritava, però, che i Simulacri della nostra meravigliosa Processione tornassero ad incastrarsi perfettamente nei vicoli della terra Madre, proprio lì dove tutto quanto era incominciato.

L’organizzazione, come immaginato, fu meticolosa e frenetica, toccava, dopo quasi cinquant’anni, adattare un corteo processionale imponente come quello dei Misteri ad un borgo antico oramai completamente diverso da quello lasciato nel 1967, ma tutti gli sforzi e tutti i sacrifici furono ripagati.

L’abbraccio della città vecchia alle “sue” creature fu straordinario, è negli occhi di tutti, infatti,  lo spettacolo di fede del passaggio dei Misteri alla “marina” fu impressionante quando più di cinquantamila persone si assieparono per pregare ed ammirare la Processione in quello scenario insolito.

L’ingresso negli stretti vicoli dalla scalinata della Via Nuova e la sosta nella Cattedrale fecero riassaporare sensazioni ed emozioni “antiche”, accentuate dalle meravigliose note della Via Crucis che riecheggiarono nel Duomo a cornice di una serata meravigliosa.

La via del ritorno fu una vera e propria via dolorosa, la martoriata Via Duomo accolse tra le proprie mura e tra i suoi palazzi feriti  le statue che nazzicavano sulle spalle degli increduli confratelli, molti di loro giovanissimi, testimoni di un evento che porteranno per sempre nei loro cuori.

Nonostante tutto, però, fu meraviglioso vedere l’attaccamento della gente del borgo antico ai Misteri, le coperte che addobbavano i balconi, le padelle romane, i terrazzini gremiti di gente silenziosa e rispettosa, furono la degna cornice di una notte indimenticabile ed irripetibile.

L’ultimo doveroso atto prima del rientro fu l’omaggio delle due statue più antiche al palazzo nobiliare della famiglia Calò che duecentocinquant’anni fa, con la sua lungimiranza, permise tutto questo.


Rimarrà nella memoria di tutti noi la meravigliosa processione del 2015 che il decoro di tutti i miei confratelli ha fatto si che, in primis, si svolgesse nel modo più perfetto possibile e che l’obiettivo di artisti come Carmine, con le loro fotografie, hanno fatto si di poterla regalare ai posteri con immagini meravigliose e perpetue .