martedì 14 marzo 2017

Prosegue il mirabile lavoro di Luciachiara Palumbo relativo agli articoli legati alle marce funebri che sono nei cuori dei confratelli. Questa settimana è la volta della marcia del troccolante. Buona lettura. 
S.P.


Fuori
Il cielo finalmente è tornato azzurro e le rondini in alto, volano in cerchio emettendo quel meraviglioso suono primaverile… Piazza Carmine inizia a riempirsi sempre più ed il vocio, il chiacchiericcio della gente si infittisce. Tra i tanti assiepati alle transenne ci sono i bambini, quelli più spavaldi che si fanno largo tra la folla avendo il diritto di osservare e quelli più timidi che chiedono a mamma e papà di essere presi sulle spalle. Ci sono poi i litigiosi che reclamano una posizione specifica come se fosse stata acquistata, i cortesi che lasciano il proprio posto perché “tanto è una vita che vedo la processione dei Misteri” e i malati, trasportati dall’Unitalsi, che più di tutti sono contenti della loro occasione di uscita all’aperto.                                        Il piazzale che fa da cornice all’imponente Chiesa è un mosaico di uomini e donne, diversi gli uni dagli altri ma tutti accomunati dal desiderio di percepire quel suono…
Ph.Emanuele Damone


Dentro
Un rumore di medaglie, che col movimento sbattono sul ginocchio, si diffonde in tutta la Chiesa e i confratelli fanno ingresso dalla porta della sagrestia pronti più che mai per uscire all’aperto. Regna silenzio e pace: le statue disposte come di consueto sono orientate verso il portone e tutti possiamo avvicinarci per pregarle come non mai. Fissiamo lo sguardo negli occhi del simulacro che ci sta più a cuore e leggermente lo sfioriamo per paura di danneggiarlo… Anche lui entra, tra i numerosi mogli e figli che si preparano a condividere con i loro parenti quell’emozionante momento. Al troccolante spetta avvisare il mondo esterno che il Cristo è morto e che l’unica cosa che possiamo ora fare è aspettare, seguire il lungo corteo che lo deporrà nel sepolcro in attesa della Resurrezione.                                                                                                         

Dopo la Benedizione il vuoto si crea attorno all’aspro suono dello strumento impugnato, scosso e agitato dalla mano del pellegrino. Ed egli avanza gustandosi quei magici momenti di attesa, di ansia, quando il volto diventa bollente e le lacrime trattenute sembrano esplodere all’interno.
Ed il portone si apre… quella figura piccola rispetto alla grandezza del sagrato della Chiesa oltrepassa il portone e scende i primi gradini del suo lungo e difficile cammino. La banda Lemma è pronta, attende qualche minuto affinché al troccolante siano aggiustati cappuccio e cappello e poi esordisce con quelle fortissime note iniziali di Tristezze. La troccola viene posizionata in orizzontale sotto la mozzetta e l’anima incappucciata con estrema dolcezza nazzica assaporando la melodia armoniosa e aspra allo stesso tempo. Il tutto diventa più lieve e leggero, il corpo stesso non pesa più e il dondolio diventa parte dell’uomo stesso… la musica dona pace e serenità, consente di scaricare tutta l’ansia e le preoccupazioni che avevano preceduto l’uscita. La mente alleggerita dai pensieri di un anno intero si distende e perde ogni cognizione temporale, interessata solo al concentrarsi sul momento in cui si dovrà suonare.                                                         
Ph.Emanuele Damone


Il momento arriva, il momento tanto amato da molti tarantini perché unico e irripetibile in una fusione tra musica e suono metallico. Dura poco si, ma risveglia gli spiriti dormienti e cullanti difronte ad un mondo che si capovolge sempre più. La troccola appare una sveglia della vita che attraverso il messaggio di dolore e morte, sollecita e spinge ognuno di noi a comprendere cosa ci sta intorno e cosa Dio, attraverso il Figlio, ha fatto per assicurarci una via di fuga dalla sofferenza.

La dolcissima melodia che segue la breve pausa è una dichiarazione di amore profondo per la vita nostra e degli altri.

 La morte dell’Uomo tra gli uomini ogni anno ci fa riscoprire il reale senso dell’esistenza e camminiamo allora, camminiamo nelle vie della città in silenzio per ricongiungerci a Lui. Lo cerchiamo sui nostri passi e ci scopriamo soli: abbiamo paura della solitudine, lo chiamiamo, invochiamo il suo perdono… ed Egli non tarda a risponderci, ci prende in braccio come un papà fa con il figlio che è inciampato. Ci abbandoniamo dunque alle sue parole amorose, come in un sonno felice, e al nostro risveglio, dettato nuovamente dal suono della troccola, avremo riacquisito la forza per poter testimoniare al mondo la vera gioia…