martedì 6 dicembre 2016

Antonino Russo

Il detto di Santa Bibiana è un antico proverbio che veniva usato dai nostri nonni per dare una sorta di indicazione climatica su come sarebbe stato il tempo durante il periodo invernale.

Una volta non esistevano i modelli di previsione (tanto meno quelli stagionali) e nelle varie regioni d’Italia si diceva: “Se piove a Santa Bibiana piove 40 dì e una settimana” oppure: “se fa sole a Santa Bibiana fa sole 40 dì e una settimana”.

Ma chi era questa Santa?

I Santi cristiani dei primi tempi era concesso spesso il dono dei miracoli. Per questo e perché professavano la religione cattolica - che ai pagani sembrava assurda ed impraticabile - erano ritenuti maghi ed aventi relazioni con spiriti malvagi. Pieni di queste false teorie, i pagani attribuivano ai cristiani ogni sciagura privata o pubblica. Se i romani venivano sconfitti in battaglia, se moriva loro un figlio od altra persona amata, o se altri era impedito di realizzare un determinato desiderio, la colpa era certamente dei seguaci di Gesù Cristo. La leggenda narra che Aproniano, governatore di Roma, avendo perduto un occhio in guerra, attribuì la sciagura alle magie dei cristiani e si propose di estirpare dall'impero quegli uomini malefici. Fra i martiri più celebri, vittime del furore e della vendetta di Aproniano, vi fu S. Bibiana.


Bibiana, detta anche Viviana o Vibiana, nacque a Roma nel 347 e morì a Roma tra il 361 e il 363.

Suo padre Flaviano e sua madre Dafrosa, con la sorella Demetria, erano tutti cristiani. Scoperti e accusati come tali, Flaviano fu dimesso dalla carica, e dopo essere stato bruciato sul viso con un ferro rovente, venne esiliato ad Aquapendente, ove pochi giorni dopo morì. Dafrosa fu decapitata fuori della città.

Rimanevano Bibiana e Demetria che s'incoraggiavano a vicenda e si preparavano al martirio. Entrambe arrestate, per cinque mesi patirono il carcere, esperienza dopo la quale Demetria, confessata generosamente la fede di Gesù Cristo, morì ai piedi del giudice durante l'interrogatorio.

Restava solo Bibiana.

Aproniano capendo che Bibiana non cedeva alle sue lusinghe, rinchiuse la vergine nel carcere con una certa Ruffina, esperta di intrighi amorosi e di seduzioni del piacere. Nemmeno il pensiero di una vita mondana ebbe effetto sulla giovanissima santa, la quale, fedele alle sue virtù, proclamò nuovamente la sua fede e si mantenne pura.

Il governatore a quel punto la fece uccidere facendola legare ad una colonna e facendola flagellare senza pietà con le «piombate», ovvero con fasci di verghe e pallini di piombo.

La santa spirò quattro giorni dopo, secondo la tradizione, a quindici anni.

Il corpo della santa, sempre secondo la leggenda, venne, su ordine dello stesso Aproniano, esposto ai cani randagi, i quali lo lasciarono perfettamente illeso.