giovedì 10 dicembre 2015

Luciachiara Palumbo 

“Torna Natal,
 dolcissimo suon,
s’espande nel ciel, messaggero di Pace ed Amor.
Torna Natal, rinnovo ai fedel,
l’avita pietà, marinara vetusta città…
Fa lieto e beato ogni cor,
l’annunzio che viene dal ciel,
è nato un Bambino Divin,
sulla Terra sconvolta dal mal cantiam cantiam la Pia Pastoral.
Pace e amor, lieta Pastoral,
che la brezza reca dall’uno all’altro mar…
Angelici cor, diffondon nel ciel,
l’annunzio ai fedeli è nato Gesù…
Gloria… Gloria!”


Un tempo la mattina di Santa Cecilia non volevo andare a scuola non volendomi perdermi l’inizio del Natale. A casa mia, al contrario dell’80% delle case tarantine, il periodo natalizio arrivava e, più o meno, arriva anche ora nel giorno dell’Immacolata…

Questa cosa non mi è mai andata giù. Da bambina non vedevo l’ora che si avvicinasse il momento dei regali con la mia meravigliosa cucina giocattolo, con la bambola che avevo visto da Francesco Bari, con i carrozzini di Winnie Pooh e con tutto ciò che poteva rendermi una perfetta mammina per i miei figli (si contano circa 20 cicciobello nella mia attuale stanza dei giochi).

Da grande invece ho iniziato a desiderare fortemente il calore che avvolge la mia famiglia quando la casa è addobbata, quando i tappeti sono stesi e le lucine dell’albero illuminano ad intermittenza la stanza che a me è più cara in assoluto.

Per cui puntualmente o mi assentavo da scuola o facevo in modo di farmi prelevare prima così almeno nella mia cameretta potevo preparare il presepe con l’aiuto di mia nonna, sempre disponibile a prendersi cura di me… Ma nulla poteva andare per il verso giusto se mamma non suonava al piano la bellissima pastorale, il cui spartito è tanto raro quanto prezioso. Così mentre con la manina afferravo il piano, la piccola vocina intonava tante parole a caso che cercavano di avvicinarsi a quelle autentiche. 

Venne allora a mia madre l’idea di farmi ricopiare il testo del brano da quel piccolo foglio che mostrava la sua grafia quando frequentava le elementari. Adesso, dunque, se si apre il grosso plico di canti natalizi fuoriescono due versioni identiche della stessa pastorale, che a distanza di tanti e tanti anni riscaldano ancora il cuore dei bambini tarantini.

Poi su quello sgabello nel salotto un’altra figura comparve, pronta a riempire la casa di tarantinità autentica… Questa figura era la mia. A partire dal giorno dei santi, ogni giorno incessantemente provavo le note di “Torna Natal”, stonando, sbagliando e aspettandomi che da un momento all’altro i signori della casa di su scendessero a rimproverarmi. Ma ciò non è mai accaduto per cui adesso le dita scorrono abbastanza fluide sui tasti accentuando i punti più emozionanti e alleggerendo i punti più delicati come il momento di “Tu scendi dalle stelle”…

Torna Natale anche quest’anno, in questa città ed in questo mondo che non merita più l’Amore di Dio. Affido e dedico le parole riportate all’inizio di questo articolo al cuoricino di quel glorioso Bambino, affinchè possano essere una preghiera di Pace, possano essere speranza concreta di tutti coloro che hanno sperimentato in prima persona la paura di essere uccisi ed il dolore sovrumano di sopravvivere a mariti, mogli, fidanzati, figli che non sono riusciti a mettersi in salvo… Abbi pietà di noi o Padre nessuno di noi sa quello che sta facendo