venerdì 23 ottobre 2015

Valeria Malknecht

Quella di San Luca, benché non sia particolarmente sentita nell’ambito delle nostre, come dire, “tradizioni tarantine” (diversamente dalle solennità, ad esempio, dei SS. Medici Cosma e Damiano o di Sant’Egidio), è comunque una solennità abbastanza nota e che ricorre il 18 ottobre.
Non solo perché sono tante le persone che ne portano il nome, tanto che è annoverato fra i nomi più usati in Italia (a proposito, tanti auguri ai Luca!!!).
Ma anche perché è uno dei quattro Evangelisti.


Invero in pochi sanno che Luca, prima ancora di divenire l’autore di uno dei quattro Vangeli, nonché degli Atti degli Apostoli, era un medico.
Infatti, è un Santo che viene ricordato anche come protettore dei medici e dei malati.
Nato da una famiglia pagana ad Antiochia, non era discepolo di Gesù di Nazaret, ma si convertì tempo più tardi. Diventò membro della comunità cristiana antiochena, probabilmente verso l’anno 40. Fu poi compagno di San Paolo  in alcuni suoi viaggi.

Luca era un uomo colto. Lo si capisce anche dal suo modo di scrivere.
Il suo Vangelo, è il terzo dei quattro, scritto probabilmente tra il 70-80 d.C e si è soliti rappresentare l’Evangelista con il simbolo del Vitello sacrificale.
Non essendo stato un apostolo “diretto” di Gesù, come Matteo e Giovanni, il suo Vangelo è frutto di un intenso lavoro di ricerca e di stile.
Luca sente parlare per la prima volta di Gesù nel 37 d.C., quindi non ha mai conosciuto Gesù se non tramite i racconti degli apostoli e di altri testimoni: tra questi ultimi si ritiene ci sia stata Maria di Nazareth, cioè la madre di Gesù. Questo perché alcune delle informazioni riportate sull'infanzia di Gesù sono troppo specifiche e quasi riservate per poterle considerare acquisite da terze persone.
La bellezza del suo Vangelo si percepisce proprio dalla semplicità e dalla familiarità degli episodi che sono raccontati. Luca è semplice e diretto, come un messaggero che vuole annunciare a tutti il lieto annuncio e che vuole che questo annuncio sia per tutti, indistintamente.


La venerazione del Santo è particolarmente sentita nel Bolognese. In proposito, famoso è il "Passamano per San Luca” che conduce al Santuario della Beata Vergine di San Luca.
 Il 17 ottobre 1677 per avviare la costruzione del tratto collinare del lungo porticato, si rese necessario trasportare i materiali attraverso una lunga catena umana composta dai garzoni dei filatoi da seta e da donne e uomini che vi si aggiunsero. Quel gesto collettivo così efficace e simbolico, viene rievocato dal 2003 col "Passamano per San Luca" al quale in un sabato di metà ottobre partecipano centinaia di scolari, cittadini e associazioni a richiamo della solidarietà che consente di affrontare insieme ostacoli comuni.
La via che porta al santuario, fu inizialmente ciottolata e poiché i pellegrini erano soliti di appendere immagini con i Misteri del Rosario agli alberi lungo il percorso, si pensò di edificare 15 cappelle. Con il crescere dell'afflusso di pellegrini, si decise di costruire il lunghissimo portico, per proteggere i pellegrini dalla pioggia.

Il portico, che è composto da 666 archi e da 15 cappelle, si reputa sia il più lungo al mondo con i suoi 3,796 km. È punteggiato di lapidi ed epigrafi commemorative di varie epoche, ex voto per grazie ricevute, oppure ad espressione di gratitudine per le donazioni che hanno permesso la sua edificazione.
Secondo alcuni osservatori non sarebbe casuale il fatto che esso sia composto esattamente da 666 archi: il numero diabolico sarebbe stato utilizzato per indicare che il porticato simboleggia il "serpente", ossia il Demonio, sia per la sua forma, sia perché, terminando ai piedi del santuario, ricorda la tradizionale iconografia del Diavolo sconfitto e schiacciato dalla Madonna sotto il suo calcagno.

La meta del pellegrino è il Santuario della Beata Vergine di San Luca che sorge sul Colle della Guardia, luogo molto caro ai bolognesi tanto che si usa dire che, quando un bolognese vede San Luca, significa che è finalmente a casa.
Ma, nessuno inorridisca, l’espressione “vedere San Luca” ha legami anche con la cucina.
Viene usata dalle sfogline bolognesi, maestre dell’arte di tirare la pasta all’uovo.

Infatti, per verificare che la sfoglia sia sottile al punto giusto (tanto da poter vedere attraverso la pasta) si dice che, sollevando la sfoglia con il mattarello, debba vedersi in controluce la Basilica di San Luca.