lunedì 3 novembre 2014

Claudio Capraro
“Ogni anno il due novembre c’è l’usanza, per i defunti andare al cimitero…”; celebri i versi con i quali Totò, “il principe della risata”, comincia uno dei suoi testi più famosi: “ ‘A livella”. Usanza? Dovere? Necessità? Ognuno di noi percepisce la visita a quel luogo sacro che è il cimitero in modo differente. Un posto dove ci sono i nostri cari, dove ci sono le nostre radici.

Per qualcuno la visita ai cari defunti è un qualcosa da fare abitualmente durante l’anno, preferibilmente di domenica e nelle date importanti per la comunità come la domenica delle Palme, Pasqua o Natale, o negli anniversari del nostro caro, quello di nascita terrena e quello di nascita al cielo. Per altri è un impegno annuale, il due novembre appunto (o a causa dei molteplici impegni nei giorni liberi immediatamente precedenti o successivi) per altri ancora il cimitero è un luogo fonte di ansia, di angoscia, di paura. Tutte posizioni rispettabili e condivisibili, così come non si può, in linea teorica, non essere d’accordo con chi dice di non frequentare il cimitero perché il caro estinto lo ha nel cuore e non al di là di una fredda lapide in marmo.


Prescindendo da questo, è dovere di ogni buon cristiano almeno nella ricorrenza dei defunti andar a far visita ai propri cari raccogliendosi in preghiera davanti ai loculi. Poi fiori, lumini, addobbi vari fanno parte di un contorno ormai consolidato che nell’ottica del rispetto del concetto di “degna sepoltura” ha anche il suo significato. E proprio per rendere più degne le sepolture dei nostri cari che riposano a San Brunone più che a Talsano che oltre a fiori e lumi è spesso necessario portare spugne e acqua per pulire dal minerale ferroso le foto e gli arredi funerari dei nostri avi, ché a poco valgono le operazioni giornaliere di pulizia quando il vento soffia contrario.

La pietas verso i defunti risale agli albori dell’umanità. In epoca cristiana fin dai tempi delle catacombe i primi cristiani dipingevano sulle pareti delle tombe la figura di Lazzaro a rappresentare che, come Gesù ha pianto per l’amico Lazzaro che è tornato in vita, qui farà lo stesso per te. Arriviamo al IX secolo per iniziare a parlare di una commemorazione liturgica di tutti i defunti, che trova le sue radici in ambito monastico già dal secolo VII, e fissare la data nel 2 di novembre. La Chiesa durante la celebrazione, ogni giorno, ricorda i defunti e propone preghiere universali per le anime del Purgatorio.


Nella pietas verso i defunti, nel voler garantire una degna sepoltura, troviamo gli elementi fondanti delle Confraternite, nate con questi scopi precipui. Non sarà il caso delle Confraternite della nostra città – almeno nella gran parte dei casi – dove gli iscritti sono in larga parte giovani che non hanno proprio nei loro pensieri la futura dipartita e dove i motivi sono legati a devozioni particolari di ciascun sodalizio, ma è certo che ad esempio in molte confraternite della nostra provincia o regione, spesso ci si iscriva per “il posto al cimitero”. Per noi ascoltare questo può costituire quasi una stranezza, ma ripensando ai motivi originari non c’è nulla di anomalo se all’iscrizione segue una vita comunitaria nella fede e di partecipazione alle attività nel particolare culto del sodalizio; altrimenti ci sono le società di mutuo soccorso.

Beni importanti della nostra Arciconfraternita sono le cappelle gentilizie che si trovano presso il cimitero comunale di San Brunone. La cappella monumentle sul viale principale e quella nuova nell’area ad est, resasi necessaria circa una trentina di anni fa quando la superfice dell’originario sepolcreto risultò essere insufficiente. Cappelle dove in occasione del 2 novembre viene celebrata l’Eucarestia in presenza del Consiglio di Amministrazione con le insegne del sodalizio.

Passeggiare tra i viali del nostro cimitero cittadino, può rivelarsi anche un ripasso della nostra storia patria; cercando personaggi illustri, il cui nome è magari entrato anche nella toponomastica cittadina; provando a capire, guardando antichi ritratti color seppia, come erano i nostri avi; soffermandosi a leggere qualche epitaffio particolarmente azzardato o ancora a contemplare l’opera avveniristica di qualche architetto.

Per molti di noi, la commemorazione dei defunti non termina con il due di novembre, ma continua per qualche giorno ancora, fino alla domenica successiva, quando si celebra “l’Ottava dei defunti”. Una domenica mattina, che si vive diversamente, rinunciando all’ozio del giorno di festa per percorrere a piedi il tragitto non breve che va da piazza Maria Immacolata sino al cimitero di San Brunone, nella cui cappella sarà poi celebrata l’Eucarestia. E durante il percorso e poi nei viali del camposanto, ad ascoltare le armonie delle marce funebri, con la testa ce ne andiamo altrove … nel tempo e nello spazio….


Comunque, terminata la nostra visita a quel luogo sacro, a prescindere dalla cura dei loculi, dalla imponenza delle cappelle, dal numero dei fiori, o da quello dei lumini, uscendo dal cancello non potranno non tornarci alla mente i versi di Totò, quando termina la sua famosa poesia ricordandoci che di fronte alla morte (‘a senza naso, come la chiamava mia nonna) siamo tutti uguali, né ricchi e né poveri, né nobili e né popolani, né dottori e né analfabeti: “Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive: nuje simmo serie...appartenimmo à morte!"