martedì 14 aprile 2015

Claudio Capraro 

Le squadre sono fatte da amici. Può anche essere diversamente, ma se così fosse non funzionerebbero al meglio e durerebbero il tempo di una processione. L’amicizia tra i componenti si salda nel tempo; nei mesi passati insieme si cementano i rapporti. Dal termine amico a quello di fratello il passo è breve e sono termini pregni di significato intrinseco, non parole vuote. E fratello significa far parte di una stessa famiglia. I componenti di una squadra sono una famiglia.

Famiglia che si allarga con le rispettive mogli, fidanzate, figli. Anche loro man mano incontrandosi, ritrovandosi si coalizzano insieme ai loro cari.

Come in ogni famiglia ci sono personalità e caratteri differenti. C’è quello pacato e quello fumantino, c’è quello con la battuta sempre pronta e quello più taciturno. Ci si compensa. Ci si rispetta anche quando si hanno opinioni differenti. Si va in aiuto dell’altro in difficoltà, senza aspettarsi una ricompensa.

Si cena insieme, si va fuori insieme. Ci si incontra ad agosto sotto l’ombrellone per iniziare a buttare giù un progetto serio dopo il pour-parler cominciato il pomeriggio dell’ultimo sabato santo. Ci si punzecchia a settembre quando comincia il campionato di calcio; diverse le fedi, ma solo quelle calcistiche. A Natale, poi, mentre si pone il Bambinello nella grotta, il progetto è quasi del tutto definito. I legami si saldano, la famiglia si affiata.

Quando ci si incontra, ci si abbraccia e in quelle strette ognuno affida i suoi desideri all’altro. Stiamo uniti, pensano, per raggiungere l’obiettivo prefissato.

Si va insieme alle Via Crucis. Ormai tutto è stato concordato. Si annusa l’aria per capire chi e come può essere interessato allo stesso progetto. Se la squadra è formata da amici, da una famiglia, supererà tranquillamente tutte le trappole che troverà lungo il percorso. Richieste di ingresso, proposte di cambiare squadra, false notizie. Quando una squadra è una famiglia, questi ostacoli non li vede neanche.

Raggiunto la domenica delle Palme, l’obiettivo prefissato, è una volata sino al venerdì. E venerdì Santo in oratorio ci si veste, aiutandosi a vicenda, mentre giù la processione si avvia. C’è tempo, il troccolante è appena uscito si verifica dagli smartphone, mentre un camice viene sistemato, una mozzetta abbottonata e il nastro di un cappello viene teso. Una battuta per alleggerire la tensione, poi una volta pronti un abbraccio, una carezza e giù, Lei ci aspetta.

La chiesa man mano si è svuotata dai simboli e dalle statue che ormai sono sulla piazza. Puoi guardarLa meglio, toccare la Sua base, osservare le Sue vesti. Un ultimo controllo, una foto di gruppo, è il turno di Gesù morto. Si chiede spazio al politico di turno e si va a prepararsi. Con l’aiuto degli economi la statua della Vergine Addolorata viene portata giù dalla base dell’Altare della Reposizione, presa a mano e poi caricata addosso. Ci siamo è iniziata anche per la squadra dell’Addolorata la processione dei Misteri 2015. La processione del 250esimo anniversario della donazione dei Calò. Un anniversario importante per tutta la processione ed in particolare per le due statue donate dalla nobile famiglia. Un percorso nuovo, ma antico allo stesso tempo. Una processione storica.


LE FOTO DELL'ARTICOLO PER GENTILE CONCESSIONE DI PORTODIMARETER SONO DI NALDI SCHINAIA E GABRIELE CONTE