lunedì 27 aprile 2015

Antonino Russo

Non so quanti confratelli e consorelle abbiano passato un Triduo Pasquale fuori Taranto per motivi di lavoro o perché comunque costretti ad essere lontani dalla città negli unici giorni in cui la stessa riscopre la sua identità e bellezza grazie ai nostri Riti.

E ancora, non so quanti abbiano mancato (magari anche solo parzialmente) questo appuntamento in questo 250° anniversario.


Ebbene, io sono tra questi: il giovedì Santo dell’Aprile 2015, ero a Torino.

Il cuore era a Taranto, non solo - come sempre accade durante le trasferte lavorative - rivolto alla mia famiglia ma, questa volta, con una lacerazione in più: non avrei vissuto il Giovedì Santo. Mio cugino Roberto mi aveva contattato nei giorni precedenti per propormi il Pellegrinaggio in città vecchia: “mi spiace, sto fuori Taranto”.

Una frase che tanti hanno detto e che in molti continueranno a dire se le nostre questioni lavorative non verranno affrontate politicamente in una prospettiva di reale sviluppo che parte dall’università e continua con un percorso lavorativo degno di tale nome.

E così, mentre alle 15 usciva la prima posta, dalle finestre vedevo le Alpi. Qualcosa non tornava. Pausa. Sì, meglio una pausa. Davanti ad un caffè con altri colleghi si parla di settimana Santa. Provi a spiegare ma è difficile comprendere se non sei tarantino: “Siete pazzi!” mi dicono, “Precisamente MALATI, direbbe il Priore”.

Si parla dei Riti a Genova, delle tradizioni in Sicilia, nel Lazio e ognuno ha un ricordo, un lampo negli occhi.

Intanto sui Social Network tanti Confratelli postano foto e video: ma serve a poco, non è reale. Non sono reali i colori, non è reale il suono delle bande, non è reale la fatica.


Si riprende a lavorare e poi in aeroporto a prendere l’unico volo diretto per la Puglia. Atterraggio previsto a Bari (l’aeroporto a Taranto è ovviamente ancora utopia) alle 23:30.

Cerchi con l’immaginazione di far andare l’aereo più veloce, in fondo potresti ancora vivere uno scampolo di Giovedì Santo.

Poi un servizio navetta a riaccompagnarmi a Taranto dopo una sosta in provincia per lasciare un collega. Sono circa le 01:30 del Venerdì: anche l’Addolorata avrà lasciato San Domenico.

Non resta che aspettare la processione dei Misteri: ma questa è un’altra storia.