lunedì 13 aprile 2015

Valeria Malknecht

Quest’anno la nostra città vecchia, il cuore più antico della città di Taranto, ha avuto l’onore di assistere a due albe speciali.

In via del tutto eccezionale, quest’anno i primi raggi del sole hanno salutato il nuovo giorno illuminando non solo il volto straziato della Madre che cerca proprio figlio, ma hanno accompagnato quello stesso Figlio, lungo il calvario.

Via Duomo ed i suoi vicoli sono stati la cornice perfetta della nostra Processione dei Misteri.

Quelle piccole e strette strade, nella loro semplice intimità, hanno protetto ed “avvolto” Gesù nel suo cammino di Passione.


Al resto, ci hanno pensato i confratelli ed il popolo: i primi, protagonisti indiscussi di emozioni difficilmente spiegabili e ripetibili; i secondi, testimoni di una vera e propria magia.

È stato come essere davvero per le vie di Gerusalemme.

Quando qualche tempo fa la notizia che la Processione dei Misteri si sarebbe svolta in città vecchia è diventata ufficiale, il mio primo pensiero è stato di smarrimento.

Non immaginavo cosa avrebbero visto i miei occhi, né cosa avrebbe provato il mio cuore.

Sapevo solo che sarebbe stato molto strano vedere il Troccolante imboccare via D’Aquino girando a sinistra dopo piazza Carmine, piuttosto che a destra.

Dove si sarebbero messe le postazioni delle tv locali? A che altezza si sarebbe trovata l’Addolorata verso le 22?

Avevo paura di non avere dei riferimenti; quegli stessi riferimenti che per tutta la mia vita, fino all’anno scorso, erano stati costanti.

Ma poi, come tutte le cose che non si conoscono e che sono nuove, il mio atteggiamento è stato di curiosità e di attesa.

Quando finalmente quel portone si è aperto, è stato tutto chiaro.

È stato tutto semplice.

È stato tutto bellissimo.

È stato tutto un gran susseguirsi di meraviglia.

La prima: vedere le statue su via Garibaldi.

Gesù ha nazzecato lì, a pochi passi dal mare, per le strade di una città di pescatori. Lui che aveva fatto di semplici pescatori i propri discepoli e che aveva fatto di Pietro un pescatore di uomini.

La seconda: l’ingresso in San Cataldo.

La sosta questa volta è stata un momento di condivisione perché la Basilica è stata aperta al popolo.

Condivisione del freddo, della stanchezza, della preghiera e del nuovo.

Sì, era tutto nuovo e lo era per ciascuno di noi. Le statue erano perfettamente disposte alla venerazione dei fedeli fra le colonne della Basilica mentre, davanti all’altare, erano state disposte le statue di Gesù Morto e dell’Addolorata.

Dietro di loro, la Croce dei Misteri.

La terza: l’abbraccio di Via Duomo.

Per quanto stretta e “scomoda” per vedere la processione, Via Duomo era proprio la via di Gerusalemme.

È stato come vivere nella scena di un film famoso, quando Gesù porta la croce lungo le vie della città verso Golgota.

La gente che gli va incontro, il Cireneo che lo aiuta, le donne che lo piangono.

Quelle stesse strade erano state calcate poche ore prima dalla propria Madre, ed ora sono le vie su cui cade, su cui si rialza, su cui viene crocifisso e su cui i confratelli lo cullano morente.

La Madre che lo ha cercato e che lo ha pianto, ora lo ritrova lungo quelle stesse vie per seguirlo fino alla fine, sconsolata.

Infine, la meraviglia di questa seconda alba.

La notte fredda e buia è finita ed il cielo ha iniziato a tingersi di rosa e di azzurro.

L’alba è rassicurante, perché riporta il colore ed il calore, ed anche la processione si veste di una luce nuova.

Così come sorge il sole, anche Gesù è pronto a risorgere.

Il mio smarrimento non esiste più e diventa già malinconia di ciò che sta per finire.

Quest’anno la città vecchia ha vissuto due albe speciali.

La prima, quella del Venerdì Santo, ha accompagnato il pellegrinaggio di una madre.

La seconda, quella del Sabato Santo, quando ormai tutto è compiuto, vede quella stessa madre seguire il proprio figlio ritrovato, senza vita.

Sono lì entrambi, lungo il ponte girevole, e mi chiedo cosa avrebbe pensato Don Calò nel rivederli per le vie della sua città, durante quell’alba così nuova, così magica, così perfetta.